ORGOGLIO E OSTENTAZIONE.

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Cantiamo.
Lottiamo.
Manifestiamo.

E’ tutto ciò di cui abbiamo bisogno:
tornare nelle strade, insieme;
riaprire i nostri spazi,
riaprire ogni luogo di aggregazione, socialità e accoglienza;
riprenderci tutte le piazze e tutte le strade
per renderle davvero attraversabili da tuttə noi
e rispondere così alla violenza che subiamo ogni giorno.

Questa volta prendiamo parola noi, con orgoglio, libertà, favolosità e irriverenza.

Sappiamo da dove veniamo, sappiamo cosa vogliamo.

Siamo ovunque, anche se fanno finta di non vederci.

Siamo persone lesbiche, gay, bisessuali, trans*, queer, intersessuali, asessuali, non binarie, genderfluid, drag queen e drag king. Siamo anche persone nere, asiatiche e latine, persone sierocoinvolte, povere, persone con disabilità, sex worker, migranti, rom, sinti e caminanti.

Siamo tutte le favolose identità di una comunità multiforme.

La nostra lotta non si è mai fermata, è una lotta collettiva e solidale contro ogni ingiustizia e oppressione.
Una lotta trasversale che ci affianca e accomuna alle altre identità oppresse.

Abbiamo deciso per questo che il Roma Pride 2021 sarà dedicato al mondo del teatro, colpito duramente dalla pandemia, uno spazio di aggregazione sociale, avanguardia della visibilità della nostra comunità.

Sosteniamo inoltre i nostri luoghi, che sono stati chiusi a causa della pandemia, che hanno dovuto ridurre le proprie attività di mutualismo e prossimità e che non vediamo l’ora di tornare ad animare.

Tutti luoghi di produzione culturale che lottano per vedere riconosciuto il diritto al lavoro, alla dignità, alla parità e alla salute: diritti che non sono sacrificabili e vanno difesi insieme.

Vogliamo una società diversa, libera, laica, femminista, trans-femminista, antirazzista, ecologista, antifascista e che rispetti pienamente il dettato degli articoli 2 e 3 della nostra Costituzione.

Abbiamo visto che siamo fragili, che le nostre esistenze sono precarie, che casa non è sempre un luogo sicuro, che spesso questo sistema economico e sociale ci vuole divisə.

Abbiamo imparato che solamente insieme possiamo salvarci, con la cura reciproca, in particolar modo verso le persone più anziane e vulnerabili, dentro e fuori la nostra comunità.

Non vogliamo tornare alla normalità, perché la normalità è sempre il problema.

Non ci interessa sopravvivere, vogliamo vivere, liberamente.

Siamo scesə in piazza per i nostri diritti, diritti per tuttə, altrimenti sono privilegi, e continueremo a farlo.

Abbiamo manifestato per difendere una legge contro le violenze, una legge che va approvata senza ulteriori modifiche.

Sappiamo che è solo un primo passo.

La nostra è una lotta che viene da lontano, una lotta per la liberazione delle nostre sessualità e dei nostri orientamenti sessuali e/o affettivi.

Sappiamo che le nostre vite valgono, fuori dal profitto, che la nostra salute e il nostro benessere bio-psico-sociale non possono essere barattati, che il sistema sanitario deve essere sicuro, laico, accessibile e accogliente.

Pensiamo alle soggettività trans*, alle persone intersessuali, sieropositive, neuroqueer, alle tante donne che troppo spesso si scontrano con un sistema sanitario inadeguato.

Condanniamo l’invadenza di opinioni personali e religiose nel sistema sanitario nazionale, come per l’obiezione di coscienza, che non garantiscono il pieno accesso ai diritti riproduttivi, alla salute sessuale e alla cura di tuttə.

Condanniamo inoltre ogni forma di terapia riparativa e vogliamo una legge che le metta definitivamente al bando.

Abbiamo famiglie e relazioni differenti che non possono essere ignorate.

La genitorialità è una scelta che deve essere riconosciuta e accessibile anche quando non si basa sul legame biologico.

Vogliamo che i nostri figli e le nostre figlie siano tutelatə e sostenutə a prescindere dall’identità di genere e/o dall’orientamento sessuale dei loro genitori.

Vogliamo raccontarci e renderci visibili, anche come persone con disabilità, per diventare finalmente protagoniste delle nostre vite.

Vogliamo costruire una società senza violenza maschile contro le donne, dove non ci sia spazio per la prevaricazione, la misoginia e il sessismo.

Vogliamo urlare che il sesso biologico non è un destino e non è ineluttabile, che ruoli, modelli e aspettative di genere sono gabbie contro le quali lottiamo e nelle quali non ci facciamo più imprigionare.

Vogliamo urlare che i nostri corpi sono tutti giusti e vanno riconosciuti e che le nostre identità di genere non possono essere sovradeterminate da nessunə.

Vogliamo potere, per autodeterminarci e rappresentarci.

Vogliamo sapere, per comprendere il mondo e costruirne uno migliore, attraverso l’istruzione pubblica, gratuita, veramente laica e non cis-eteronormata, insieme a percorsi di ricerca realmente accessibili.

Vogliamo fare sport, senza ruoli predeterminati e discriminazioni.

Sui nostri corpi, sulle nostre vite e sui nostri desideri decidiamo noi.

Lottiamo per un mondo nuovo e possibile.

Il 26 giugno scendiamo in piazza a Roma, ancora una volta.

Con orgoglio e ostentazione.