
Introduzione
La Repubblica è di chi la abita.
Ottant’anni fa nasceva la Repubblica italiana, dalle macerie della guerra e dalla lotta antifascista. Una Repubblica fondata sulla libertà, sull’uguaglianza, sulla dignità. Una Repubblica che prometteva diritti per tutt3.
Oggi quella promessa è sotto attacco.
Ci dicono che non possiamo autodeterminare i nostri corpi.
Ci negano il diritto di esistere pienamente, di formare le nostre famiglie, di essere riconosciut3.
Ci accusano di essere un’ideologia.
Ci usano come bersagli politici.
In Italia, come in molti posti del mondo di oggi, essere persone LGBTQIA+ significa ancora vivere ai margini: criminalizzat3, censurat3, ridott3 a terreno di scontro.
La comunità transgender* e non binaria è sempre di più al centro di un tentativo globale e sistematico di cancellazione.
Dall’Europa agli Stati Uniti, avanzano governi e politiche che negano diritti, riscrivono la realtà, impongono modelli unici di esistenza.
In Italia, il governo guidato da Giorgia Meloni continua a restringere gli spazi di libertà: attacca le famiglie arcobaleno, ostacola l’educazione alle differenze, nega strumenti concreti contro discriminazioni e violenze e non tutela pienamente il diritto delle donne all’autodeterminazione e al consenso.
Vogliono decidere chi siamo.
Vogliono decidere come viviamo.
Vogliono decidere se esistiamo.
Noi non lo permetteremo.
La nostra storia lo dimostra: nessuna legge ingiusta ha mai fermato una comunità che lotta e resiste per la sua autodeterminazione.
Abbiamo assistito a manifestazioni di bullismo e prevaricazione da parte di personaggi di potere, che esaltano la forza, il denaro, la presunta superiorità, l’essere al di sopra delle leggi.
Personaggi che usano la povertà, la discriminazione contro le persone, limitandone la libertà, ostacolandone i percorsi di vita.
Viviamo in un tempo attraversato da guerre, occupazioni, violenze sistemiche.
Ancora una volta sono le popolazioni civili a pagare il prezzo più alto.
Esprimiamo solidarietà al popolo ucraino colpito dall’invasione russa e a tutt3 coloro che nel mondo vivono sotto guerra, repressione e oppressione, dall’Iran a tutti i contesti in cui libertà e diritti vengono negati fino alla negazione del diritto alla stessa vita, spezzata dai bombardamenti funzionali alle politiche imperialiste.
In particolare, condanniamo con forza il genocidio e le violenze in corso a Gaza ad opera dello Stato di Israele che, in arrogante noncuranza del diritto internazionale, colpiscono la popolazione civile palestinese.
Denunciamo l’occupazione dei territori palestinesi e chiediamo lo stop alle colonie in Cisgiordania e il pieno riconoscimento della Palestina come Stato libero, sovrano e autodeterminato, così come l’escalation militare e le gravi violazioni che stanno investendo anche il Libano e la sua popolazione civile.
Chi scenderà in piazza con noi lo farà nella consapevolezza che la Resistenza ha dato vita al nostro Paese e alla nostra Repubblica.
Negare il diritto di resistere ed esistere del popolo palestinese equivarrebbe a negare la nostra stessa Storia e le rivendicazioni di libertà e autodeterminazione della nostra stessa piazza.
Nessuna discriminazione, persecuzione o violenza può dipendere dall’identità, dall’appartenenza etnica, dalla religione, dalla nazionalità o da qualsiasi altra condizione personale.
Perché la nostra lotta è una sola: libertà, autodeterminazione, dignità.
Per tutt3, ovunque.
Rifiutiamo che i diritti LGBTQIA+ vengano usati come strumenti di propaganda bellica.
La nostra lotta è per la pace, per la giustizia, per la libertà di tutt3.
La nostra comunità promuove valori di umanità e rispetto, ripudia le guerre, opera affinché le realtà di tutte le persone siano visibili.
Per questo oggi rivendichiamo la Costituzione come spazio vivo di conflitto e trasformazione.
Non un simbolo vuoto.
Ma uno strumento politico.
Lo slogan del Roma Pride 2026 è chiaro:
La Repubblica è di chi la abita.
La abitano le persone LGBTQIA+.
La abitano le persone migranti.
La abitano le donne che rivendicano libertà sui propri corpi.
La abitano tutte le soggettività che rifiutano vergogna, decoro imposto e assimilazione, rivendicando il diritto di essere visibili senza essere patologizzat3, censurat3 o ridotte a caricature.
La abitano tutt3 coloro che resistono, esistono, lottano.
Eppure, non tutt3 hanno gli stessi diritti.
Questa esclusione è una scelta politica.
E come tale può essere cambiata.
Noi siamo qui per cambiarla.
Perché la Repubblica non è neutrale.
O include, o esclude.
O garantisce diritti, o li nega.
E noi non accetteremo più di essere esclus3.
Scendiamo in piazza per rivendicare quello che è nostro: libertà, uguaglianza, autodeterminazione.
Scendiamo in piazza perché questa Repubblica è di chi la abita.
E noi la abitiamo.
Roma Pride – 20 Giugno 2026
1 – Persone trans* e non binarie
Rivendichiamo il pieno rispetto dell’autodeterminazione dell’identità di genere di ogni persona, anche piccola. Rivendichiamo l’accesso a luoghi di formazione e di lavoro senza discriminazioni, cosicché ogni persona possa realizzare il proprio potenziale senza paura di discriminazioni o pregiudizi.
Condanniamo con fermezza tutte le violazioni dei diritti umani che hanno colpito negli ultimi anni le persone trans binarie e non binarie bersaglio di politiche di odio, repressive e discriminatorie.
Queste politiche, in Italia e in altre parti del mondo, sono spesso frutto di narrazioni politiche e legislative che ignorano la scienza, l’esperienza clinica e i diritti fondamentali delle persone.
Ribadiamo che tali politiche non solo violano i diritti alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione, ma rischiano anche di isolare e marginalizzare ulteriormente chi già affronta discriminazione quotidiana.
Rivendichiamo con determinazione la Risoluzione del Parlamento europeo del 12 febbraio 2026 nella quale si afferma, che le donne trans* sono donne e che il loro pieno riconoscimento è essenziale per l’efficacia delle politiche di parità di genere e di contrasto alla violenza di genere.
Questa risoluzione è un forte segnale politico internazionale, con il quale l’Unione Europea e gli Stati membri promuovono l’ampliamento, l’uguaglianza e la protezione delle donne transgender* nei contesti istituzionali e sociali. Pretendiamo, quindi che l’Italia si allinei a questo standard, poiché i diritti non possono cambiare con i governi.
Chiediamo alle autorità competenti di non piegarsi alle politiche della paura e dell’esclusione, che stanno prendendo di mira anche le strutture scolastiche, limitando indebitamente il diritto all’autodeterminazione delle persone trans binarie e non binarie.
Chiediamo il pieno rispetto del diritto all’autodeterminazione delle persone trans binarie e non binarie, compresa la possibilità di scegliere liberamente i percorsi di affermazione che meglio rispondono alle proprie esigenze e desideri, senza interferenze esterne o giudizi discriminatori, senza sovra determinazioni di carattere psicologico, fisico, giuridico e medico. Sosteniamo anche la piena autodeterminazione delle persone bambine e adolescenti con varianza di genere e chiediamo che possano avere accesso, quando necessario, su tutto il territorio italiano a percorsi di affermazione di genere basati sulle linee guida scientifiche internazionali già esistenti.
Chiediamo che i percorsi di affermazione di genere, sia per le persone maggiorenni che per quelle minorenni, siano improntati alle moderne evidenze scientifiche e siano disponibili su tutto il territorio nazionale.
È fondamentale che la presa in carico clinica e sanitaria delle persone transgender* che vogliono intraprendere un percorso medicalizzato sia in linea con gli Standard of Care della World Professional Association for Transgender Health (WPATH) – SOC-8, che rappresentano un riferimento internazionale riconosciuto.
Chiediamo quindi che i protocolli sanitari italiani si adeguino senza indugi agli standard internazionali senza adattarli o sostituirli con approcci restrittivi privi di fondamento scientifico.
Rigettiamo e chiediamo il blocco immediato del DDL 2575, intitolato “Disposizioni per l’appropriatezza prescrittiva e il corretto utilizzo dei farmaci per la disforia di genere”, in quanto ignora la realtà clinica e le linee guida internazionali, introducendo misure che violano il diritto dell3 minori trans* a un trattamento adeguato e tempestivo. Rifiutiamo quindi il modello di accompagnamento della vigile attesa e le terapie riparative psichiatriche, camuffate da percorsi di supporto, a cui mira questo decreto.
Il DDL rischia di limitare severamente l’accesso alle cure per le persone minorenni trans*, come evidenziato dalle principali società scientifiche italiane, propone strumenti burocratici e registri sanitari specifici per persone transgender* che violano il diritto alla privacy e alla riservatezza sanitaria, oltre ad aumentare lo stigma sociale e l’irrigidimento delle pratiche cliniche, spostando il potere decisionale dal personale medico competente verso comitati etici e procedure amministrative, con conseguenze negative per la salute e il benessere delle persone trans*.
Chiediamo anche che la carriera Alias venga riconosciuta e garantita nelle scuole di ogni ordine e grado e nei luoghi di lavoro con procedure semplici e veloci quale diritto fondamentale per le persone trans binarie e non binarie.
2 – Famiglie
Esigiamo che la legge riconosca e tuteli ogni forma familiare, difendiamo e celebriamo tutte le forme di famiglia. È ora di veder legiferato il matrimonio egualitario e il riconoscimento alla nascita dell3 figli3 nate all’interno delle coppie omogenitoriali.
Non accettiamo più che esistano figli3 e genitori di serie B. Non vogliamo dover chiedere ai tribunali il riconoscimento di quei diritti che la politica ci ha sempre negato. Questo governo, in particolare, fin dal primo giorno ha discriminato e attaccato le famiglie omogenitoriali prendendosela direttamente con l3 nostr3 figli3.
Vogliamo il riconoscimento alla nascita per tutte le famiglie omogenitoriali.
Chiediamo il superamento del Decreto Salvini che prevede l’utilizzo delle diciture padre/madre sui documenti dell3 nostr3 figli3. Riteniamo fondamentale il riconoscimento del certificato europeo di filiazione per l3 figli3 di tutt3 e che tutti gli atti di nascita esteri siano regolarmente trascritti. Chiediamo il sostegno e l’accesso alla procreazione assistita e l’eliminazione dell’orrenda legge che criminalizza universalmente la Gestazione Per Altri e, anzi, chiediamo una GPA etica e solidale per tutte le persone.
Oggi ancor più di ieri, dopo che la sentenza della Corte Costituzionale ha aperto la strada all’adozione internazionale per le persone single, spingiamo per una riforma del diritto di famiglia che apra a tutte le coppie la possibilità di adottare, indipendentemente dalla forma della relazione, dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere di chi intende assumere una responsabilità genitoriale. Ogni forma di amore è valida, ogni famiglia merita di essere rispettata e tutelata.
Nelle famiglie omogenitoriali con caregiver devono essere riconosciuti non soltanto sostegno economico ma accesso a tutte le tipologie di servizi di cui assistito e assistente hanno bisogno.
3 – Matrimonio egualitario
Chiediamo l’introduzione del matrimonio egualitario per tutte le coppie, indipendentemente dall’orientamento sessuale dell3 coniug3: ogni persona ha il diritto di unirsi in matrimonio legalmente all3 propri3 partner, senza discriminazioni o restrizioni.
4 – Pratiche di conversione (cosiddette “terapie”)
Come ogni anno, condanniamo il fenomeno inquietante delle pratiche di conversione, cosiddette “terapie riparative”.
Queste pratiche rappresentano gravi violazioni dei diritti umani, sia che riguardino l’orientamento sessuale che l’identità di genere. Nella forma dei “tentativi”, colpiscono 1 persona LGBTQIA+ su 4 in Europa e 1 su 5 in Italia (FRA (EU LGBTIQ Survey III). Circa 1 persona su 20 ha effettivamente intrapreso il percorso, con danni psicofisici ai limiti dell’irreparabile. Un’altra ricerca effettuata su un campione di persone LGBTQIA+ che praticano sport in Europa, ci dice che il 75% delle persone coinvolte effettivamente nei percorsi sono minorenni (Better in Colours, Better in Sports, Sapienza 2026).
In particolare, è inaccettabile che strutture ospedaliere e professionist3 promuovano terapie di conversione per le persone transgender* e gender creative, come stabilito dalle linee guida WPATH, sotto la falsa veste di servizi di supporto psicologico che presentano un determinato genere come quello corretto a-priori per una persona. Questi percorsi violano la dignità e il diritto di autodeterminazione delle persone transgender*, e possono compromettere la salute mentale di chi cerca legittimamente supporto per l’affermazione della propria identità di genere.
Sin dal 2020, le Nazioni Unite le hanno definite come pratiche disumane e degradanti, paragonabili alla tortura, invitando i singoli Paesi a condannarle. Attualmente, seguono questa linea Canada, Ecuador, Nuova Zelanda, alcuni stati dell’Australia, del Messico e degli Stati Uniti. Nella UE sono vietate in 8 Paesi, Malta, Germania, Francia, Grecia, Spagna, Cipro, Belgio Portogallo, oltre a Norvegia, Islanda e al cantone svizzero di Neuchâtel.
A febbraio, l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa si è espressa in modo netto, invitando gli Stati membri ad azioni di condanna e di contrasto. Poche settimane fa, Il Parlamento Europeo ha votato un documento sui diritti umani che includeva anche la messa al bando delle pratiche di conversione. Il 13 maggio, la Commissione Europea ha risposto all’Iniziativa dei Cittadini Europei promossa dal movimento ACT che ha raccolto oltre 1 milione di firme, sostenuta in Italia dalla campagna Meglio a Colori. La Commissione propone una raccomandazione, chiudendo la strada ad un provvedimento più vincolante. Condividiamo la profonda delusione per questa decisione e ci uniamo agli sforzi collettivi internazionali per ottenere ulteriori provvedimenti a livello europeo, nazionale e locale, che possano contrastare ed estirpare definitivamente la cultura della devianza e della patologizzazione delle nostre identità.
5 – Spazi sicuri: scuola e università
Chiediamo che tutte le scuole siano un luogo sicuro per studenti e docenti con uno spirito critico. L’influenza di ideologie ultraconservatrici, care al governo, mina l’autonomia didattica e promuove una visione tradizionalista e reazionaria della scuola. Diventa sempre più urgente comprendere il disegno politico di queste destre illiberali e difendere attivamente un’educazione inclusiva e pluralista, che valorizzi le diversità e contrasti le derive autoritarie nel sistema scolastico.
Ci battiamo per la promozione di programmi di educazione affettiva, sessuale e alle differenze per promuovere, nelle scuole di ogni ordine e grado, una consapevolezza sociale e culturale basata sul consenso e sul rispetto di tutte le persone.
Chiediamo pertanto il ritiro immediato del DDL sul consenso informato preventivo, meglio conosciuto come DDL Valditara, che prevede che qualunque attività curricolare o extracurricolare su sessualità, affettività e relazioni necessita del consenso preventivo delle famiglie nella scuola secondaria di primo e secondo grado, vietandole alla scuola primaria e dell’infanzia.
Ribadiamo con forza l’importanza dell’educazione sessuo-affettiva quale presidio necessario per contrastare un modello scolastico che promuove un’idea unica di famiglia, quella etero cis patriarcale, e di società, neoliberista e repressiva, che non ci appartiene.
L’educazione sessuo-affettiva deve essere accessibile a tutt3 e inclusiva anche delle sessualità non normative, affrontate con linguaggio competente, non patologizzante e non scandalistico.
Chiediamo inoltre l’istituzione normativa delle identità Alias senza certificazione medica in tutti gli istituti di istruzione e in tutti gli atenei al fine di tutelare il diritto allo studio, il benessere, la salute e la privacy di persone transgender binarie e non binarie. L’assenza di questo strumento alimenta l’abbandono scolastico, mina il diritto allo studio e impedisce di vivere con serenità il percorso formativo, con ripercussioni su tutta la formazione della persona.
Difendiamo il diritto di manifestare, organizzarsi collettivamente e prendere parola negli spazi della formazione accademica, rivendicando una partecipazione democratica e il ruolo critico dell’università nella società.
6 – Persone LGBTQIA+ e lavoro
Accanto ai diritti civili, anche i diritti sociali ed economici delle persone LGBTQIA+ vanno pretesi con la stessa forza perché orgoglio e talento possano crescere anche nei luoghi di lavoro, nelle professioni e nell’impresa.
Crediamo nella Diversità e Inclusione per contrastare ogni discriminazione nei confronti della libera espressione della propria identità nei luoghi di lavoro e per favorire invece la crescita dei diritti e il loro favorevole impatto sul benessere delle persone, delle organizzazioni e sullo sviluppo economico duraturo e sostenibile.
Per questo chiediamo:
● l’adozione di una legge come la legge spagnola del 2024 che impegni ed aiuti le imprese che favoriscono la crescita della Diversità ed Inclusione con un approccio ed una visione intersezionale;
● una rapida attuazione della recentissima Direttiva Europea sulla trasparenza salariale per ridurre il divario retributivo di genere;
● l’estensione anche all’identità di genere oltre che all’orientamento sessuale del divieto di discriminazione e dell’obbligo di parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro stabilito dalla legge del 2003.
A 40 anni dalla promulgazione della legge 41/1986 che prevede la rimozione di tutti gli ostacoli che impediscono di agire i diritti di uguaglianza, libertà e pari dignità, pretendiamo che non esistano più spazi, luoghi e edifici che precludano i principi fondanti della Costituzione. La costante presenza di barriere architettoniche, senso-cognitive, culturali, sociali ed economiche, presenta una chiara ed evidente volontà di tracciare il perimetro nel quale individuare chi di quei diritti può godere e chi invece ne è escluso.
Gli ostacoli che limitano la libertà, l’uguaglianza e la dignità dei cittadini, di qualsiasi forma siano, non sono casuali ma sono il risultato di un chiaro progetto di società che mira a discriminare categorie di persone.
Pretendiamo la garanzia del reddito e di un lavoro dignitoso, senza discriminazioni e precarietà legate al proprio orientamento sessuale, alla propria identità di genere, a compromissioni fisiche o senso-cognitive.
Chiediamo che l’istituto “dell’accomodamento ragionevole”, già previsto dalle normative, venga inserito nei CCNL pubblici e privati.
Vogliamo che l’identità Alias sia prevista in tutti i CCNL per tutelare il diritto al lavoro delle persone trans* e che l’identità di genere sia inserita tra i motivi di discriminazione, per difendersi efficacemente in casi di selezione discriminante e mobbing nelle aziende.
I luoghi di lavoro devono essere spazi sicuri per tutt3, dove poter realizzazione il proprio potenziale, senza rischi di discriminazioni e pregiudizi.
7 – Sport
Lottiamo affinché anche il mondo dello sport diventi uno spazio sicuro, specialmente per tutte le persone LGBTQIA+, circa 1 su 2, che rischiano l’esclusione da qualsiasi attività fisica vedendosi negato il diritto umano allo sport in momenti cruciali come l’infanzia e l’adolescenza. L3 atlet3 subiscono ancora forti discriminazioni e pregiudizi legati al proprio orientamento sessuale e alla propria identità di genere, al punto che anche atlet3 professionist3 affermat3 hanno timore di fare coming out.
Le persone transgender* devono essere pienamente riconosciute da tutte le federazioni italiane e avere la possibilità di gareggiare nelle categorie di genere che rispecchiano la propria identità, come previsto dalla Linee Guida del Comitato Olimpico internazionale del 2021.
Ci rivolgiamo con fermezza a tutto il mondo sportivo e agli enti di promozione affinché agiscano da apripista per garantire il diritto allo sport delle persone LGBTQIA+, attraverso l’implementazione di programmi di formazione mirati per la componente atletica, tecnica e dirigenziale, l’adozione di procedure per il monitoraggio delle discriminazioni e l’introduzione del tesseramento Alias basato sull’autodeterminazione.
Chiediamo espressamente alla FIFA di rigettare le richieste di abolire le bandiere LGBTQIA+ durante i mondiali 2026.
8 – Salute
L’accesso alla salute è un diritto umano fondamentale. Rivendichiamo l’accessibilità universale ai servizi sanitari per le persone LGBTQIA+ e le loro famiglie, a cui troppo spesso viene negato il diritto alla salute biopsicosociale.
Il loro pieno esercizio non può prescindere dalla formazione del personale sanitario alle nostre esigenze e necessità specifiche, in particolare per quanto riguarda i corpi delle persone trans*, non-binary e intersex. Rivendichiamo una salute sessuale realmente sex positive, libera da moralismi e da giudizi sulle pratiche consensuali tra adulti.
Chiediamo che i progetti di vita, così come descritti nel DL 62/2024, vengano concretamente attuati. La vita indipendente, perfettamente descritta all’interno del decreto, può e deve diventare realtà per chiunque e in particolar modo per le persone LGBTQIA+ con disabilità. Ci auspichiamo che queste politiche vengano sostenute individuando adeguate risorse economiche.
Pretendiamo che le persone piccole possano ottenere diagnosi precoci finalizzate a prevenire o minimizzare eventuali disturbi fisici e psico-cognitivi futuri.
Sosteniamo un approccio senza pregiudizio alla nostra salute sessuale e riproduttiva e chiediamo di rendere disponibili i mezzi di prevenzione primaria e secondaria per il contrasto all‘HIV. Riteniamo di fondamentale importanza l’implementazione di programmi PrEP con controlli periodici delle IST gratuiti.
Chiediamo di riconoscere e sostenere le attività community based svolte dalle associazioni, così come richiesto da UNAIDS. Invochiamo lo stop allo stigma sociale verso le persone sierocoinvolte e le persone con specificità legate alla salute mentale.
9 – Autodeterminazione
Ogni individuo ha il diritto fondamentale di autodeterminare la propria identità, il proprio corpo e la propria vita. Chiediamo il pieno rispetto per il nostro orientamento sessuale, identità di genere e sessualità, così come il rispetto per i diritti riproduttivi, incluso l’accesso all’aborto libero, sicuro, gratuito e legale per tutt3.
Difendiamo e rivendichiamo la dignità di chi svolge il lavoro sessuale e chiediamo per loro le stesse tutele e diritti che esistono per tutt3 l3 lavorator3 in Italia, fuori da ogni stigma ipocrita e violenza.
Rivendichiamo la dignità del kink, delle relazioni non normative, non monogamiche, poliamorose o comunque fondate su consenso, negoziazione e rispetto reciproco.
Nessuna persona deve essere stigmatizzata per il modo in cui vive il proprio corpo, il proprio desiderio e le proprie relazioni, quando queste si fondano su consenso libero, informato, esplicito e continuo.
10 – Intersessualità
Le persone Intersex nascono come l3 altr3 bambin3 ma con Variazioni delle Caratteristiche del Sesso (VCS), fisiche o biologiche (come anatomia sessuale, organi riproduttivi, schemi ormonali e/o schemi cromosomici), che sono differenti dalle definizioni stereotipate per corpi maschili o femminili.
La stragrande maggioranza si riconosce nel genere assegnato alla nascita, ma diventa oggetto di procedure mediche “normalizzanti” inutili e dannose, spesso senza reale necessità che non sia quella estetica e normoetero normativa, diventando bersaglio dello stigma e discriminazione sociale e medica perché non sono quello che ci si aspettava.
L’Italia è stata riconosciuta inadempiente dall’autorità dell’ONU e dell’Unione Europea al rispetto dei diritti delle persone intersex/VCS. Il sistema medico continua ad agire e operare, troppo spesso, in violazione di tutti i diritti civili e umani, nonostante i migliori sforzi dei difensori dei diritti Intersex/VCS.
Pertanto:
● Chiediamo il pieno rispetto dei diritti delle persone Intersex/VCS all’integrità, all’autonomia fisica e all’autodeterminazione, base dei diritti civili;
● Chiediamo l’immediato divieto di interventi medici precoci differibili, inclusi interventi chirurgici e ormonali, che alterano le caratteristiche sessuali di neonati, bambini e adolescenti senza il loro consenso personale e la fine della patologizzazione e della psichiatrizzazione delle persone intersex/VCS.
11 – Persone LGBTQIA+ e terza età
Le persone anziane LGBTQIA+ affrontano una serie di sfide uniche che derivano dall’intersezione tra l’età e l’orientamento sessuale o l’identità di genere. Spesso, queste persone si trovano a dover affrontare l’isolamento sociale in modo amplificato, poiché possono aver vissuto gran parte della loro vita in un contesto di stigmatizzazione e discriminazione, essendo nate in periodi dove il pregiudizio omotransfobico era molto più diffuso e radicato. Questo può portare a una mancanza di supporto familiare e comunitario, rendendo difficile per loro trovare una rete di sostegno.
Inoltre, le strutture di assistenza per anziani non sempre sono preparate a rispondere alle esigenze specifiche delle persone LGBTQIA+. Ciò può includere la mancanza di personale formato e sensibile alle questioni di genere e sessualità, creando un ambiente in cui gli anziani LGBTQIA+ possono sentirsi non accolti o addirittura discriminati.
Infine, le questioni legate alla pianificazione patrimoniale e ai diritti legali possono essere complicate, specialmente per coloro che non hanno una famiglia tradizionale su cui contare. Affrontare questi problemi richiede un impegno collettivo per garantire che le persone anziane LGBTQIA+ possano vivere con dignità, rispetto e supporto nella loro terza età.
12 – Resistenza giudiziaria
Non smetteremo di resistere all’invisibilizzazione o alla discriminazione attraverso battaglie giudiziarie nazionali o sovranazionali.
Tramite azioni individuali o collettive continueremo a difendere e a promuovere il principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione anche davanti alle Corti superiori, per costruire, conquista dopo conquista, una società giusta e finalmente capace di accogliere le nostre istanze di libertà e di pari dignità sociale.
Contrasteremo giudiziariamente gli effetti di leggi vergognose, come la legge Varchi sul “reato universale di GPA”, anche a tutela di bambin3 che sono stat3 o che verranno inaccettabilmente colpit3 da uno stigma sociale per il solo fatto di nascere. Reagiremo a ogni discriminazione, nuova o già esistente, con ogni strumento consentito dalla legge e davanti a tutti gli Organi competenti.
Difenderemo tutti i pochi diritti che ci sono già stati riconosciuti dalle Corti e cercheremo di garantirne altri: fino a poco tempo fa avere due mamme era un percorso a ostacoli, oggi la Corte Costituzionale ci ha dato ragione e possiamo procedere senza attese di regolamenti attuativi.
Agiremo per attuare il principio di autodeterminazione in ogni campo della vita sociale e giuridica e faremo di tutto per modificare procedure giudiziarie spesso costose e lunghe: i diritti fondamentali non tollerano lesioni e meritano un costante presidio.
Promuoveremo ‘cause pilota’ per portare avanti nelle aule di Giustizia la più ampia cultura dei diritti a tutela del libero svolgimento di tutt3, in ogni contesto di vita. La nostra sarà una resistenza giudiziaria per rivendicare semplici istanze di libertà, senza lasciare fuori nessun3 ma per creare una società migliore.
13 – Violenza di genere
Ogni tre giorni, una donna viene uccisa in Italia dalla violenza maschile.
All’8 maggio 2026, l’Osservatorio nazionale Femminicidi, Lesbicidi, Trans*cidi di Non Una Di Meno ha monitorato in Italia 19 casi legati alla violenza di genere e alla violenza eterocispatriarcale: 19 femminicidi, il suicidio di una ragazza trans, 2 suicidi indotti di donne e 3 casi ancora in corso di accertamento. A questi si aggiungono almeno 39 tentati femminicidi riportati dalle cronache dei media nazionali e locali.
Tra le persone uccise, la vittima più giovane aveva 14 anni, la più anziana 86. Nella totalità dei casi, l’assassino era una persona conosciuta dalla vittima: mariti, ex mariti, padri, figli.
Numeri che mostrano con chiarezza come la violenza patriarcale non sia un’emergenza improvvisa né una somma di casi isolati, ma un fenomeno strutturale che attraversa le relazioni, le famiglie e la società intera.
I dati vengono aggiornati l’8 di ogni mese.
Il DDL Bongiorno sostituisce l’approccio del consenso con quello del dissenso esplicito. Nel paradigma del consenso il centro della questione è la libertà e l’autodeterminazione della persona.
L’approccio del dissenso proposto dal DDL Bongiorno sposta invece il baricentro sulla necessità che la vittima abbia manifestato in modo esplicito la propria volontà contraria.
Noi crediamo che il consenso non possa essere ridotto a una formula tecnica o burocratica. Il consenso è una pratica di ascolto, autodeterminazione e libertà, che riconosce il diritto di ogni persona a esprimere desideri, limiti e vulnerabilità fuori da rapporti di potere, coercizione e paura. Per questo riteniamo pericoloso un approccio che continua a leggere la violenza principalmente attraverso logiche punitive e securitarie, invece di investire nella costruzione di una reale cultura del consenso, nell’educazione affettiva e sessuale, nel sostegno ai centri antiviolenza e nella trasformazione delle strutture patriarcali che producono la violenza stessa.
Quando le istituzioni restano inerti di fronte a questa barbarie, quei femminicidi diventano femminicidi di Stato, e il governo ne è complice. Mentre le denunce di violenza aumentano, chi ci governa risponde con propaganda, tagli ai centri antiviolenza e propone l’ergastolo per i carnefici, come se potesse funzionare da deterrente ma senza agire sulle vere cause del femminicidio, senza provare ad agire a monte del problema, con una diversa educazione sesso-affettiva nelle scuole, anzi sostenendo la “famiglia tradizionale” a discapito della vita e della sicurezza delle donne.
Il Roma Pride 2025 alza la voce con orgoglio e rabbia: basta sangue, basta silenzi istituzionali. Il nostro movimento transfemminista e antifascista è in prima linea per abbattere il patriarcato, affinché nessunə debba mai più subire violenza, né tra le mura di casa, né altrove.
14 – Antifascismo, transfemminismo, antirazzismo e giustizia climatica
Rifiutiamo con fermezza qualsiasi forma di fascismo, razzismo e discriminazione. Abbracciamo un femminismo intersezionale che lotta contro tutte le ingiustizie sociali e le oppressioni, consapevoli delle molteplici sfaccettature delle nostre lotte, che ci vedono unite contro violenze che nascono dallo stesso sistema patriarcale.
Insieme, ci impegniamo a costruire un futuro più giusto e rispettoso dei diritti di tutte le persone, sostenendo politiche che difendano i diritti umani e proteggano le persone migranti. Crediamo nell’importanza di fondere le lotte per i diritti civili, la giustizia sociale e la giustizia climatica.
Lottiamo per una società basata sull’uguaglianza, il rispetto e la solidarietà, dove ogni individuo possa vivere senza il timore di subire persecuzioni o discriminazioni in base alla propria identità.
Ci dissociamo dai movimenti strumentalizzati dalla destra fondamentalista come i movimenti neofascisti, come Pro Vita, Arcilesbica e Gay Conservatori, che, attraverso una retorica becera basata su stereotipi e luoghi comuni, contribuiscono a creare disinformazione ed inutile allarmismo a danno della nostra comunità, con il solo fine di distrarre e deviare il dibattito pubblico dai mancati impegni del governo di destra e di Giorgia Meloni. Questi movimenti dimostrano di essere non una rappresentazione realistica di una parte della comunità LGBTQIA+, bensì il megafono di un governo oscurantista che combatte la libertà di espressione anziché incoraggiarla.
Lottiamo contro ogni controllo morale sui corpi, sul desiderio e sulle forme di espressione non conformi. Rifiutiamo ogni imposizione di decoro, rispettabilità o assimilazione che pretenda di rendere accettabili solo le soggettività queer più conformi alla norma.
15 – Rappresentazione nei media e nella cultura
In Italia la rappresentazione delle soggettività LGBTQIA+ continua troppo spesso a essere limitata, marginalizzata o considerata accettabile solo entro confini stabiliti da una cultura dominante ancora profondamente eteronormativa e cisnormativa.
La mancanza di rappresentazione delle persone LGBTQIA+ nei media, nel cinema, nell’arte e nella cultura non è mai neutrale. Significa crescere senza immagini in cui riconoscersi, senza storie capaci di raccontare la complessità delle nostre vite, dei nostri desideri, delle nostre relazioni e delle nostre comunità. Significa essere continuamente relegatə ai margini, invisibilizzatə oppure ridottə a stereotipi e narrazioni semplificate.
Quando le soggettività queer, trans* e non conformi vengono escluse dagli spazi culturali, non viene colpita soltanto una comunità: si impoverisce l’intera società. Una cultura che censura, marginalizza o riduce la pluralità delle esperienze umane diventa una cultura più povera, meno libera e meno capace di immaginare alternative. La rappresentazione non è un dettaglio estetico, ma una questione politica: determina chi ha diritto di esistere nello spazio pubblico, chi può raccontarsi e quali vite vengono considerate degne di essere viste, ascoltate e ricordate.
Per questo rivendichiamo una cultura realmente accessibile, plurale e libera, capace di lasciare spazio alle soggettività LGBTQIA+ non come eccezioni o presenze simboliche, ma come parte viva e fondamentale della produzione artistica, culturale e politica contemporanea. Perché raccontare nuove storie significa anche creare nuove possibilità di esistenza, relazione e futuro.
16 – Identità fetish e kinky, cultura del consenso e depatologizzazione
Rivendichiamo il pieno riconoscimento culturale e comunitario delle persone fetish e kinky come parte integrante della società.
Le culture fetish e kinky non sono solo estetiche o pratiche sessuali, ma culture fondate su consenso, negoziazione, sicurezza, cura comunitaria, rispetto dei ruoli e libertà di esplorazione del corpo e del desiderio e, come tali, sono parte della storia, del presente e del futuro delle lotte queer.
Chiediamo che le persone kinky e fetish siano riconosciute nei programmi politici, culturali ed educativi, nei percorsi di salute sessuale, nelle rappresentazioni mediatiche e negli spazi comunitari.
Rifiutiamo ogni forma di kink-shaming, role-shaming, body-shaming e patologizzazione delle sessualità consensuali non normative: essere kinky non è una malattia, non è una devianza, non è un problema da correggere, ma una parte legittima dell’esperienza umana e queer.


