Discorso finale del portavoce del Roma Pride

Questa è la più scandalosa, baraccona, bellissima e colorata carnevalata che Roma abbia mai visto!

Perché sì, il Pride è una grande carnevalata! E noi lo rivendichiamo con orgoglio!

Le nostre trans hanno conquistato queste tette con anni di lotte e discriminazione!

Le nostre frocie si sono guadagnate questi tacchi e queste parrucche a suon di insulti e botte.

Ma siamo ancora tutte e tutti qui, e la nostra felicità è la più grande sconfitta per tutti quelli che ci vogliono vestite, corrette e normali.

Parrucche, trucchi, boa, tacchi, magliette,  reggiseni sono tutte medaglie che ci siamo guadagnati sul campo in decenni di lotta,

la libertà di scendere in piazza così come siamo, così come ci sentiamo, così come vogliamo è frutto di una lotta partita da lontano, da una notte di giugno del 1969 a Stonewall.

La scintilla della rivoluzione l’abbiamo iniziata noi checche, travestiti e puttane. Dove stavate voi, gay in doppiopetto, eravate nascosti?  Venite a raccogliere gli allori di una rivolta della quale non avete nessun merito?

Queste non sono parole mie, sono le parole della grande  Sylvia Rivera proprio qui, nel 2000 a Roma al primo World Gay Pride della storia!

E qualche anno prima, nel 1994, è stato fatto un altro pezzo di storia della nostra città e del nostro Paese, quando un gruppo di pazze straordinarie ebbe il coraggio di mettere in piazza i propri corpi, le proprie passioni, i propri amori, scoprendosi e facendosi scoprire dalla città.          Da allora, non abbiamo più smesso!

E oggi, come allora, più di allora, abbiamo bisogno di scoprirci e farci scoprire, come individui che portano in piazza orgoglio e desideri, come comunità multiforme capace di superare i suoi stessi confini per aprirsi alle lotte di tutte e tutti coloro che anelano alla libertà e alla giustizia per ogni individuo.                    Scopriamoci!

Mostriamo il volto più libero della nostra meravigliosa diversità, proprio oggi che ombre terribili di sessuofobia e moralismo si allungano pericolosamente su alcuni di noi, attratti dal miraggio di un’approvazione sociale pagata al carissimo prezzo di rinnegare quello che siamo!

Corpi irriducibilmente senza i confini imposti dal binarismo di genere, da modelli e ruoli stereotipati di femminilità e di mascolinità, dalle identità nazionali, dal perbenismo, dalle norme e dalle classi sociali.

Senza confini, contro un mondo che vuole erigere sempre più muri, che ci vuole chiusi in noi stessi, terrorizzarci, instillare paura gli uni degli altri. Oggi, qui in piazza, noi gridiamo invece: Scopriamoci! Avviciniamoci, impariamo a conoscere e a rispettare le nostre meravigliose differenze.

Noi rifiutiamo con forza una società della chiusura, del terrore, dei muri. Dall’America immaginata da Trump alla Russia di Putin che sprofonda negli orrori della Cecenia, assistiamo ad un pericoloso ritorno al passato, alle censure, alla messa al bando di popoli e credi religiosi, fino ad arrivare a  vere e proprie torture a danno di omosessuali e presunti omosessuali. Questo a  riprova che nessuna conquista può considerarsi definitiva, nessuna lotta deve essere archiviata come anacronistica e sorpassata, nessuna evoluzione ci può preservare da pericolose e violente involuzioni.

Non possiamo essere solo testimoni inermi, abbiamo il dovere morale di diventare protagonisti di una nuova resistenza. Ce lo impone la nostra storia, e la forza dei valori su cui si fondano 50 anni di lotte del nostro movimento.

Noi che sappiamo cosa vuol dire discriminazione e censura, essere guardati con sospetto e diffidenza, siamo vicini alla lotta per la dignità di migranti, rifugiate e rifugiati, contro ogni confine che ci vuole divisi.

Difendiamo con i nostri corpi la società intera, da chi vuole mettere in discussione le conquiste ottenute in questi anni, le nostre libertà fondamentali, la laicità che è per noi condizione fondamentale per l’autodeterminazione di ogni individuo.

Noi siamo libere! I nostri corpi sono liberi.

Non lasciamo decidere ad altri come o cosa dobbiamo essere, qual è il modo più corretto, moralmente accettabile di vivere il nostro corpo. Ce lo hanno insegnato straordinari anni di lotte femministe che oggi qualcuno vuole rinnegare a causa di una surreale alleanza con le peggiori forze reazionarie della nostra società, danneggiando la necessaria e sempre attuale emancipazione di tutte le donne e la loro libertà di autodeterminazione.

Sì, parlo proprio dell’incredibile polemica sulla gestazione per altri.

Il Roma Pride si schiera apertamente, convintamente e senza tentennamenti ambigui per la piena libertà di autodeterminazione delle donne!

Perché la libertà è tale sempre e per sempre. E’ tale solo se completa e senza compromessi.  Se permettiamo di derogarne anche solo una piccola parte, apriamo le porte alla violenza e ai soprusi e i quotidiani fatti di cronaca di violenza sulle donne ne sono una drammatica prova, come ne sono prova i tentativi di ignorarla, minimizzarla, fino, in alcuni casi, alla vergognosa colpevolizzazione delle vittime.

La libertà di autodeterminazione è il cuore di ogni nostra battaglia, quello che accomuna una comunità ricca di migliaia di diversità, che fa di ogni lotta, la lotta di tutte e tutti.

Noi siamo tutto l’universo transgender che lotta ogni giorno contro lo stigma della società, per conquistare dignità lavorativa e inclusione sociale vera. Il riconoscimento di una vera identità anche senza il ricorso alla chirurgia.

Siamo coppie e famiglie che lottano perché il cammino verso il pieno riconoscimento dei nostri diritti non si fermi all’approvazione di una legge sulle unioni civili, ma affinché l’istituto del matrimonio smetta di essere un privilegio per eterosessuali, e dia a tutte e tutti la possibilità di scegliere liberamente non solo di sposarsi ma anche di riconoscere alla nascita i propri figli e di adottare pienamente quelli che già esistono anche nelle coppie separate.

Siamo consapevoli che è in atto un pericoloso gioco politico sulla nostra pelle che vuole strumentalizzare una pur necessaria riforma della legge sulle adozioni al fine di renderla, di fatto, l’unica concessione possibile alla genitorialità delle coppie omosessuali e delle persone singole. Vogliamo dire molto chiaramente alla politica e ai nostri compagni di cammino che il Roma Pride non intende prestarsi a questo gioco. Non smetteremo di rivendicare il diritto ad una genitorialità piena e riconosciuta per tutte e tutti, senza farci dettare la linea dai partiti.

Questo perchè noi siamo convinti che l’adozione debba poter essere una scelta e non un percorso obbligato.

Per questo noi rifiutiamo con forza i confini culturali, sociali, legislativi che vorrebbero imporci un modello precostituito di identità, di famiglia, di relazioni affettive, di vita.

Siamo stufi del perbenismo sessuofobico che ci sta facendo arretrare di 50 anni, che riversa su di noi la paura per una libertà sessuale che ci siamo guadagnati con la lotta e il sacrificio di tante e tanti di noi. La nostra libertà, anche quella sessuale, è un nostro orgoglio, contro chi ci accusa di essere promiscui, forse solo invidioso del fatto che siamo irriducibilmente liberi e libere.

Invitiamo queste persone a scendere in piazza con noi, ai nostri Pride, insegneremo loro cosa vuol dire essere liberi! Vi insegneremo a non avere paura della vostra libertà, in modo da non temere quella degli altri.

Perché la paura generi mostri. Mostri che si chiamano omofobia, lesbofobia, bifobia e transfobia.

E la paura si vince solo con la cultura, con la conoscenza. Insegniamo ai giovani cosa significa una sessualità libera, consapevole e laica, anche per vincere l’odioso stigma che ancora colpisce le persone in HIV.

Non permettiamo che la tutela della salute, l’educazione alla sessualità restino in mano ad ideologie e integralismi che nulla hanno a che fare con la liberazione dei corpi che oggi qui con il Roma Pride celebriamo.

Servono leggi per combattere stigma e violenza, leggi che attendiamo da anni, affinché ci sia quel necessario e reale cambiamento culturale che porti ad un vero rispetto delle differenze e delle diversità.

E sul fronte di una legislazione che contrasti le discriminazioni non abbiamo intenzione di stare a guardare mentre il Legislatore nazionale temporeggia. Per questa ragione qualche giorno fa, su iniziativa del Circolo Mario Mieli, il movimento LGBT romano e laziale, all’interno degli eventi del Roma Pride, ha voluto avviare l’iter per l’approvazione di una legge regionale contro l’omo-transfobia. Ci auguriamo che tutte le regioni seguano l’esempio per spingere il Parlamento a fare finalmente il suo dovere.

Per fortuna, ogni anno abbiamo sempre più amici che si affiancano a noi in questa lotta gioiosa e colorata. Si moltiplicano attestazioni di vicinanza, sostegno, adesioni eccellenti alle nostre cause, alle nostre rivendicazioni. Non siamo soli!

Ormai tutto il mondo guarda al cammino del Roma Pride con attenzione e vicinanza. Canada, Quebec, Australia, Regno Unito, Spagna, Germania hanno aderito con le loro ambasciate alla nostra parata, dimostrandoci che l’abbattimento dei confini e delle barriere è la strada giusta per il raggiungimento della piena libertà e autodeterminazione.

Ma abbiamo anche trovato fra i lavoratori e le lavoratrici tanti compagni e compagne di lotta nella comunanza di intenti e battaglie, perché superare i confini significa andare oltre le proprie rivendicazioni per fare propri i bisogni, i desideri e le aspirazioni di tutte e tutti. Per questo accogliamo con orgoglio i nostri amici della CGIL, i lavoratori della Banca d’Italia e il sindacato USB dei Vigili del Fuoco… tutte e tutti insieme a riprova che quando una causa è giusta, può essere davvero di tutti.

Di tutti, senza confini, alla continua scoperta dei nostri corpi, dei nostri colori, delle nostre identità, con immutato e sempre vivo orgoglio!

Buon Roma Pride 2017!

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