Consegnava firme contro persecuzioni gay in Cecenia, attivista italiano fermato e rilasciato a Mosca

Consegnava firme contro persecuzioni gay in Cecenia, attivista italiano fermato e rilasciato a Mosca

Yuri Guaiana, membro dell’associazione radicale ‘Certi Diritti’, è stato fermato dalla polizia a Mosca insieme a quattro attivisti russi, mentre andava alla procura generale per consegnare le firme raccolte dalla petizione contro il trattamento dei gay in Cecenia. Trattenuti in questura per alcune ore, tutti sono stati rilasciati. E Guaiana è stato accompagnato in aeroporto, dove ha preso un volo per l’Italia.
Guaiana è stato fermato mentre “consegnava per conto dell’Ong AllOut le firme di cittadini da tutto il mondo che chiedono giustizia e verità sulle persecuzioni di gay in Cecenia, hanno detto il segretario dell’associazione Leonardo Monaco e Marco Cappato appena venuti a conoscenza dell’arresto.

L’attivista italiano non è mai stato irraggiungibile. Ha spiegato che stava bene, che era “in carcere, in una stanza con altri quattro cittadini russi e un poliziotto”. “Ogni tanto vengono a farci domande e chiedere documenti, in particolare a me per il visto. Non sappiamo cosa succederà adesso. Non abbiamo ancora mangiato, non ci hanno portato neanche un bicchiere d’acqua”, ha detto al telefono, “ci hanno comunicato che siamo in detenzione amministrativa”.

Gli attivisti russi, pure fermati e rilasciati, sono Alexandra Aleksieva, Marina Dedales, Nikita Safronov e Valentina Dekhtiarenko. Portavano alla procura generale di Mosca oltre due milioni di firme raccolte in forma digitale per chiedere l’apertura di un’indagine. L’accusa, secondo quanto detto da Nikita Safronov alla testata Snob, era l’aver violato “l’articolo 20.2 del codice amministrativo”, ovvero l’organizzazione di manifestazioni senza autorizzazione. La stessa cosa ha ribadito l’avvocato di Russia Aperta, citato dalla Tass: “Nei riguardi dei cinque fermati sono stati compilati verbali amministrativi in base all’articolo 20.2 comma 2 del Codice amministrativo russo. Tutti sono stati rilasciati dalla stazione Tverskoj della polizia”.

E lo stesso Guaiana, appena rilasciato ha spiegato: “Adesso sto correndo in albergo su una macchina messa a disposizione dal consolato che ringrazio per l’assistenza, faccio i bagagli e cerco di uscire il prima possibile dal Paese, che è fondamentale, perché c’è un processo a mio carico. Mi contestano di aver fatto una manifestazione non autorizzata e di aver fatto resistenza a pubblico ufficiale, cosa assolutamente non vera”.
Il consolato italiano, ha twittato il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, è stato subito attivato dalla Farnesina e si è recato sul posto per assistere il connazionale. “I passi indietro molto gravi” sui diritti “potrebbero apparire questione di altri ma non lo è”, ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, in una conferenza stampa di bilancio della prima applicazione della legge sulle Unioni civili. E le reazioni sono state molte, da ogni parte, subito virali sui social network.
“Le notizie dalla Cecenia e quello che è successo in Russia desta preoccupazione”, ha sottolineato Orlando. “Forme di democrazia autoritaria sono – ha spiegato – forze di riferimento a forze politiche che agiscono nel nostro continente e nel nostro Paese” con movimenti omofobi.

L’associazione ‘Certi Diritti’ ha riportato quanto dichiarato da Guaiana – che ha anche un blog sull’HuffPost – prima di essere fermato: “Siamo qui per consegnare più di 2 milioni di firme al procuratore generale. Non è mai avvenuto prima, molta della popolazione cecena chiede che si faccia un’inchiesta efficace e che si fermino subito arresti, torture e uccisioni di gay. I cittadini russi meritano di vivere in libertà e in uno stato di diritto. La Russia deve rispettare i trattati internazionali che ha sottoscritto. Nessuno deve sacrificare la propria libertà e la propria vita solo a causa di quello che si è e di chi si ama, né in Cecenia né da nessun’altra parte”.

“L’arresto a Mosca del nostro compagno Yuri Guaiana, membro del direttivo dell’Associazione Radicale Certi Diritti, è un atto gravissimo. Yuri stava consegnando oltre due milioni di cittadini di tutto il mondo che chiedono che sia fatta luce e sulle persecuzione di persone gay in Cecenia e assicurata giustizia” ha detto Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani, sottolineando che “ancora una volta nella Russia di Putin la difesa dei diritti umani e delle libertà è considerata un crimine da reprimere, proprio come l’omosessualità. Davanti alla politica liberticida di Mosca la comunità internazionale non può voltarsi dall’altra parte. È il momento che l’Unione Europa in particolare faccia sentire la propria voce”.

Sul sito dell’associazione ‘Certi Diritti’ anche l’appello alla diplomazia italiana in Russia. “Aderiamo con convinzione ai presidii convocati davanti ai consolati e alle ambasciate russe per stigmatizzare il giustificazionismo delle autorità locali sull’orribile violazione dei diritti umani delle persone LGBTI che sta avendo luogo negli ultimi mesi in Cecenia. Saremo come sempre dalla parte del popolo ceceno, come lo abbiamo fatto per tempo agli inizi degli anni duemila quando come Radicali dal Parlamento Europeo denunciavamo le barbarie e i piani autoritari di Vladimir Putin e dei suoi sodali”, scrivono Leonardo Monaco, Riccardo Magi, FIlomena Gallo e Niccolò Figà Talamanca, responsabili politici dell’Associazione Radicale Certi Diritti, Radicali Italiani, Associazione Luca Coscioni e Non c’è Pace senza Giustizia.

“Mentre aumenta la conta dei rapimenti e dei morti, emergono nuovi particolari su possibili altri ‘centri di riabilitazione’ per omosessuali e nuovi rischi per la stampa libera che ha denunciato fatti oramai provati e documentati, è più che mai urgente che le diplomazie europee – e prima tra tutte quella italiana – stabiliscano un ponte con il Russian LGBTI Network impegnato ad assistere le vittime e le potenziali vittime di questa barbarie, favorendo le pratiche per la concessione dell’asilo a chi vede concretamente minacciato il proprio diritto all’esistenza”.

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“La cronaca di queste ultime settimane ci ha mostrato gli orrori perpetrati in Cecenia ai danni di centinaia di omosessuali” commenta Mario Colamarino, Presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. “È in atto una pesante repressione delle persone omosessuali che non può passare sotto silenzio ed è inaccettabile che un rappresentate della comunità LGBTI internazionale venga arrestato per il solo motivo di depositare delle firme a sostegno della popolazione omosessuale cecena”.

Dello stesso avviso il portavoce del Roma Pride 2017, Sebastiano Secci, che chiede l’immediato intervento delle istituzioni italiane e ricorda che “il prossimo Roma Pride, che si terrà a Roma il prossimo 10 giugno, non mancherà di ricordare le tragiche notizie provenienti dalla Cecenia con testimonianze e riflessioni a sostegno di tutte e tutti coloro che, in questo momento, stanno lottando contro le vessazioni e le discriminazioni subite dalla comunità LGBTI”.

“Sono vicino a Yuri Guaiana, che si trova ora nella stessa situazione nella quale mi trovai 10 anni fa a Mosca. La sua azione contribuisce a squarciare il velo sulle discriminazioni e violenze contro le persone omosessuali in Cecenia e sull’autoritarismo del regime di Putin”, dice Marco Cappato, in una nota diramata dall’Associazione Luca Coscioni di cui è tesoriere.

“Oltre all’immediato rilascio di Yuri, chiediamo che la politica apra una riflessione seria sulle relazioni che il nostro Paese intrattiene con il governo russo e su quanto quelle relazioni, assieme al silenzio complice dei nostri rappresentanti nelle occasioni di incontro tra i due Stati, rappresentino inevitabilmente un fatto non solo imbarazzante ma addirittura contrario alla storia del nostro Paese”, afferma in una nota Gabriele Piazzoni (Arcigay).

 

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